FISICA E METAFISICA DELLA BELLEZZA

Disegno della sezione aurea realizzato da Rafael Araujo

Che cos’ è la Bellezza? La troviamo nelle persone, nei paesaggi, nella natura, nella musica e nell’arte. Cosa avviene nel nostro cervello quando percepiamo la Bellezza? Perché in qualsiasi modo noi la sperimentiamo, che sia attraverso la vista, l’olfatto, il gusto, il tatto o l’udito la Bellezza ci fa sempre provare una forma di piacere ascrivibile al “bello”?

Artisti, Filosofi e Scienziati hanno cercato, nel corso della storia, di dare una definizione alla Bellezza senza riuscirci in modo definitivo.

Sebbene, il nostro senso estetico sia antico quanto la storia dell’umanità (non c’è mai stata alcuna popolazione umana che non abbia sviluppato una qualche forma di senso estetico), le antiche teorie sull’esperienza estetica tendevano a separare la Fisica dalla Metafisica della Bellezza. Ossia separavano l’esperienza sensibile – Fisica – (ciò che il corpo percepisce attraverso i 5 sensi) dall’idea dell’estetica – Metafisica – (la concettualizzazione del bello che risponde a delle regole di simmetria e armonia).

Nel mondo greco, nello specifico, l’idea della Bellezza veniva considerata dal punto di vista della Metafisica, ossia di ciò che è al di là e a fondamento della Fisica. L’idea Metafisica della Bellezza trova le sue radici nel pensiero filosofico prima di Pitagora e poi di Platone. La forma o l’idea del bello, al di là dell’esperienza sensibile, corrispondeva a numeri, ordine, simmetria, proporzioni e armonia.

L’idea del bello era, quindi, riconducibile a formule matematiche. Come è noto, infatti, all’ingresso dell’Accademia platonica campeggiava la frase: “Solo coloro che hanno studiato la geometria possono entrare”.

In generale, la più famosa formula matematica greca che restituiva l’idea della Bellezza era la

Sezione Aurea: 1,618 la Proporzione Divina, strettamente legata anche alla sequenza numerica di Fibonacci. In natura, tale rapporto ricorre ovunque: dalle galassie a spirale alle piante, dalle conchiglie ai petali dei fiori e alle ali delle farfalle. La Sezione Aurea non influenza soltanto il modo di percepire la natura, l’arte e l’architettura, ma anche il nostro modo di interrogare noi stessi.

Più tardi, però, Aristotele rinnovò l’idea dell’esperienza estetica. Seppure la Bellezza rimase questione di odine e misura, la forma ideale del bello non poteva più distinguersi dalla materia sensibile. La Fisica non poteva essere separata dalla Metafisica. L’impossibilità di separare il piano dell’idea da quello dell’esperienza concreta del bello costituì l’elemento essenziale della concezione moderna di Bellezza.

Su questa linea, la teoria dell’estetica evoluzionistica di Charles Darwin compì una vera e propria rivalutazione della dimensione corporea della Bellezza. Il senso estetico per Darwin non solo ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione estetica della specie, ma, nello specifico, ha persino modellato il nostro aspetto fisico, a seconda delle preferenze estetiche utili e vantaggiose in funzione dell’adattamento. La natura ci ha muniti della capacità di percepire il bello per sopravvivere, prosperare ed evolverci.

Noi siamo creati dalla Bellezza, siamo plasmati da lei, ci mantiene in vita: per questo siamo spinti a cercarla e a crearla a nostra volta. E’ una tensione innata a trasformare il mondo in bello.

Solo di recente studi neurologici sul senso estetico hanno mostrato come l’idea Metafisica e l’idea Fisica della Bellezza siano tutt’uno nell’esperienza del bello.

Cosa succede al nostro cervello mentre fruiamo un’opera d’arte o quando ascoltiamo un brano musicale? Qual è la relazione segreta tra senso estetico e matematica (o, per dirla con Platone, idea del bello)? Sembrerebbe che il cervello umano sia in grado di riconoscere forme e proporzioni matematiche riconducibili nel concreto all’esperienza corporea del bello.

Secondo una ricerca condotta dal Neuroscienziato Semir Zeki, Professore presso la University College London, la radice oggettiva della Bellezza è riconosciuta da tutti. Attraverso l’uso di TAC e risonanze magnetiche ha dimostrato che quando sperimentiamo il bello, nella musica, nell’arte visiva, nell’architettura, nella matematica o nella bellezza fisica, si attiva sempre una determinata parte cerebrale: la corteccia mediale orbitofrontale, quale centro del piacere emotivo.

I risultati di questa ricerca sono molto interessanti poiché mostrano che sia la bellezza Metafisica che quella Fisica sono correlate all’attività di una parte del cervello umano. Questo conferma, in qualche modo, le teorie greche antiche che vedevano il bello, Kalos, significare sia la Bellezza

Metafisica che quella Fisica. L’esperienza della Bellezza attiva, infatti, quella parte del cervello che reagisce agli stimoli sensoriali e parti cerebrali che sono atte ai processi cognitivi e intellettuali (ad esempio nella risoluzione di problemi matematici). Ecco ritornare il legame dell’esperienza della Bellezza con la Sezione Aurea. 

La Bellezza è in parte razionale, in parte emotiva, in parte appresa, in parte istintiva, psicologica, scientifica e artistica. Lo studio della Bellezza da un punto di vista scientifico ed artistico ha sempre portato a nuove intuizioni e nuove scoperte. Ogni volta ci sembra di essere più vicini alla risposta definitiva. Ma non è mai così. Abbiamo sempre necessità di andare oltre. Lo studio della Bellezza si evolve e si sviluppa in continuazione facendo si che la ricerca rimanga eterna quanto la Bellezza stessa, in un viaggio che non si ferma mai, un viaggio eterno.

In effetti, nel corso della storia dell’arte sono stati numerosi gli esempi riconducibili all’utilizzo della Sezione Aurea, dal Partenone di Atene, alla Nascita della Venere di Botticelli, dall’Uomo Vitruviano alla Gioconda di Leonardo Da Vinci, solo per citarne alcuni, fino ad arrivare ad oggi alle opere create dall’architetto e artista venezuelano Rafael Araujo, come splendida fusione di arte, matematica e scienza.

 

(Immagine tratta dal sito www.rafael-araujo.com; autore dell’immagine Rafael Arujo.)